lunedì 24 novembre 2014

Μαθαίνω Ελληνικά. Πρώτο μάθημα.

Φιλογλωσσία· λογισμικό για την διδασκαλία της Ελληνικής ως ξένης γλώσσας για αρχάριους ενήλικες


Coniugazione del verbo είμαι



 
(εγώ) είμαι
(εσύ) είσαι
(αυτός) είναι
(αυτή) είναι
(αυτό) είναι

 
(εμείς) είμαστε
(εσείς) είστε
(αυτοί) είναι
(αυτές) είναι
(αυτά) είναι




(εγώ) δεν είμαι
(αυτός) δεν είναι
(αυτή) δεν είναι
(αυτό) δεν είναι

(εμείς) δεν είμαστε
(εσείς) δεν είστε
(αυτοί) δεν είναι
(αυτές) δεν είναι
(αυτά) δεν είναι
Coniugazione del verbo έχω


(εγώ) έχω
(εσύ)  έχεις
(αυτός)  έχει
(αυτή)  έχει
(αυτό)  έχει

(εμείς)  έχουμε
(εσείς)  έχετε
(αυτοί)  έχουν
(αυτές)  έχουν
(αυτά)  έχουν

(εγώ)  δεν έχω
(αυτός) δεν έχει
(αυτή) δεν έχει
(αυτό) δεν έχει

(εμείς) δεν έχουμε
(εσείς) δεν έχετε
(αυτοί) δεν έχουν
(αυτές) δεν έχουν
(αυτά) δεν έχουν



I pronomi personali





giovedì 20 novembre 2014

Τηλεοπτική κάλυψη της εκδήλωσης στην Ακαδημία Επιστημών Ρώμης (31 Οκωβρίου)

http://www.retezero.it/?P=VID&V=1457

ΕΙΜΑΣΤΕ ΟΛΟΙ ΦΙΛΕΛΛΗΝΕΣ

3 giorni fa

articolo di Sebastiano Biancheri
ROMA - Venerdì 31 ottobre 2014 alle ore 18.00  presso l’Accademia dei Lincei di Roma si è svolta la cerimonia di presentazione della ‘Società Filellenica italiana’, organizzazione costituitasi il 23 marzo di quest’anno al fine di promuovere la cultura ellenica e di far comprendere soprattutto alle giovani generazioni il contributo decisivo che la Grecia classica ha dato alla fondazione e allo sviluppo della civiltà moderna.  L’iniziativa è sorta in un periodo di particolare difficoltà in cui versa il popolo greco e si deve alla volontà e alla tenacia di alcuni cittadini italiani pervasi da un  forte orientamento verso la storia e le tradizioni  elleniche  e di  esponenti  della Federazione delle comunità e confraternite di quel paese  in Italia tra cui il presidente prof. Jannis Korinthios. L’associazione ha sede a Cava de’ Tirreni, cittadina  che sessant’anni fa ospitò il governo ellenico in esilio prima del ritorno in patria.
Relatore del convegno il prof. Louis Godart, Consigliere del Presidente della Repubblica italiana  per la conservazione del Patrimonio Artistico.
L’illustre filologo ha ricordato i rapporti millenari fra i due paesi e il significato che l’incontro si sia svolto proprio nell’ambito della più antica accademia d’Europa il cui legame profondo con il mondo classico è da sempre un connotato imprescindibile. 
L’ambasciatore di Grecia in Italia, Themistoklis Demiris, ha quindi ricordato le gesta di   Santorre di Santarosa, Ricciotti Garibaldi e dei garibaldini che   parteciparono  alle lotte per l’indipendenza della Grecia. Altresì il sacrificio di lord Byron. Ha espresso quindi il significato autenticamente spirituale e altamente nobile e pragmatico di filellenismo, al di là di una accezione meramente romantica, inteso nel senso di corrente di pensiero in grado di influenzare le volontà transnazionali. Il filellenismo non è immobile, è indivisibile e non si volge unicamente ad un passato glorioso ma è imperituro e costante perché il sentimento verso un popolo non si misura con il gradimento per i successi conseguiti nell’ultim’ora.
Il filellenismo è un patrimonio di valori perenni e ultranazionali: la democrazia, l’estetica classica, la filosofia , il senso della misura, la logica, di solito riconducibili alla Grecia come culla della civiltà ma largamente condivisi. Non è solo una corrente legata all’Ottocento. Filelleni erano anche Marco Aurelio e Adriano, per la loro condotta e per il pensiero filosofico. L’attualità del significato, che pure ha origini antichissime, è tale per i valori assoluti che esprime. Solidarietà, sviluppo, giustizia sociale sono gli altri aspetti che contribuiscono a caratterizzare, insieme ai valori classici, il filellenismo dell’era moderna. Proprio in una congiuntura come l’attuale la riappropriazione di quello spirito ecumenico può risultare decisiva per un nuovo rinascimento.
Non si deve  agevolare un super ego nazionale, non può esistere un popolo favorito, non si può credere di avere più diritti di altri nel nome di un passato glorioso; sarebbe in contrasto con i presupposti dell’ellenismo. Sono i greci stessi, conclude l’oratore, a dover meritare con i propri comportamenti  esemplari il rispetto dei filelleni.
Prende la parola il Presidente della Società filellenica, Marco Galdi, che illustra gli scopi della istituzione e testimonia la solidarietà dei tanti sindaci che hanno sostenuto un movimento spontaneo stimolato dalla drammatica opportunità, uomini di cultura e giovani spinti da una sensibilità comune. Il popolo greco che si definisce ‘anadelfos’, senza fratelli, è padre e madre della cultura occidentale; il riferimento a Nietzsche sulla smisuratezza che è alla base di quel popolo rende idea della forza dello spirito apollineo che gli appartiene di diritto.
E’ quindi il turno di Jannis Korinthios, presidente della Federazione delle Comunità e Confraternite elleniche in Italia, che parla delle diaspore, della cultura che viaggia perenne, della sintesi unitaria fra le culture greca e romana, dell’odierno filellenismo che  scopre e onora la  Grecia che resiste, crea e produce in virtù del sinergismo operoso tra cultura, economia e sociale, l’unica via praticabile per il superamento di una crisi che non è puramente finanziaria.
Louis Godart ricorda i valori dell’ellenismo quali la democrazia e la centralità dell’uomo nella storia, che sono semplicemente i valori universali che sostengono le nostre società occidentali. A proposito dei combattenti che all’inizio dell’800 solidarizzarono per la libertà della Grecia contro l’occupazione  ottomana, cita il poema di Victor Hugo  ‘L’enfant’ e l’isola di Chio che fa da sfondo alla barbarie dei turchi invasori. Non nasconde le preoccupazioni delle spinte reazionarie che aleggiano sui cieli d’Europa e cita il celebre discorso di Pericle sulla democrazia ripreso dallo storico Tucidide. La  ‘Athena pensosa’ del museo dell’Acropoli è l’emblema di chi combatte per la difesa dei valori di ogni epoca, che sono i nostri valori.
E’ la volta del docente Filippo D’Oria, direttore scientifico della Società filellenica italiana, che esorta al cambiamento, al recupero della solidarietà in un tempo di crisi  in cui l’economia si è trasformata in pura finanza, dove prevale il calcolo ragionieristico per il profitto di pochi. Ricorda il centro filellenico di Napoli e la tradizione filellenica di quella città che anticipa addirittura la lotta di liberazione e risale già al periodo della guerra russo-turca e all’affondamento della flotta turca nella baia di Cesme nel 1770 che provocò un’esplosione di gioia fra i giovani  intellettuali napoletani  aderenti al movimento ellenico. Ricorda l’amorevole attenzione   del  giurista   napoletano  Francesco  Mario Pagano  rivolta alla Grecia in un  suo saggio profetico. E poi altri grandi intellettuali dell’800  come  il socialista Arturo Labriola che partecipò  alla liberazione di Creta. Fu allora che venne elaborata la teoria della guerra di popolo, proprio per definire l’insurrezione dei greci contro l’invasione turca; la lotta non era più un concetto  di ispirazione della classe borghese.  Cita quindi  gli aderenti al ‘comitato pro Candia’ come Antonio Labriola, il giovane Benedetto Croce, Ettore De Ruggiero, Michele Kerbaker, Antonio Pessina. Il filellenismo non è certo un movimento conservatore bensì un’onda lunga che va oltre le contingenze, oltre i disvalori di Maastricht. Solidarietà agli insegnamenti universali sempre e comunque. Oggi in Grecia, domani in Italia.
Il prof. Godart esprime il proprio dolore come europeo all’ ambasciatore di Cipro Leonidas Markidis, pensando ad una terra greca divisa ancora da un muro inaccettabile.
Chiude i lavori  Savvas  Anastasiadis, Presidente della Commissione parlamentare per l’Ellenismo della diaspora. L’onorevole tratteggia i caratteri dell’ellenismo odierno, che deve essere un tributo    alla creatività di un popolo che pulsa e si rinnova con i suoi  illustri figli, a partire dal premio Nobel G.Seferis. La Grecia, con la drammatica prova  cui è sottoposta, diviene il simbolo  di un paese che resiste con dignità, guarda con ottimismo al futuro e indica così la via per la compiuta realizzazione dell’Europa di domani. 

Il Corriere del Sud alla presentazione della ‘Società Filellenica italiana'

Attualità

http://www.corrieredelsud.it/nsite/home/attualita.html
Una iniziativa come questa la costituzione e la cerimonia di presentazione della ‘Società Filellenica italiana’ in un periodo di particolare difficoltà in cui versa il popolo greco si deve grazie alla volontà e alla tenacia di alcuni cittadini illustri italiani e Greci pervasi da un  forte orientamento verso la storia e le tradizioni  elleniche  e di  grandi esponenti  della Federazione delle comunità e confraternite della Grecia  in Italia tra cui presidente e il prof. Jannis Korinthios.
Cosi presso l’Accademia dei Lincei di Roma si è svolta la cerimonia di presentazione della ‘Società Filellenica italiana’, organizzazione costituitasi il 23 marzo di quest’anno al fine di promuovere la cultura ellenica e di far comprendere soprattutto alle giovani generazioni il contributo decisivo che la Grecia classica ha dato alla fondazione e allo sviluppo della civiltà moderna. Nel ambito della Cerimonia :
L’ambasciatore di Grecia in Italia, Themistoklis Demiris, ha ricordato le gesta di   Santorre di Santarosa, Ricciotti Garibaldi e dei garibaldini che   parteciparono  alle lotte per l’indipendenza della Grecia. Altresì il sacrificio di lord Byron. Ha espresso quindi il significato autenticamente spirituale e altamente nobile e pragmatico di filellenismo, al di là di una accezione meramente romantica, inteso nel senso di corrente di pensiero in grado di influenzare le volontà transnazionali. Il filellenismo non è immobile, è indivisibile e non si volge unicamente ad un passato glorioso ma è imperituro e costante perché il sentimento verso un popolo non si misura con il gradimento per i successi conseguiti nell’ultim’ora.
Il filellenismo continua Th.Demiris è un patrimonio di valori perenni e ultranazionali: la democrazia, l’estetica classica, la filosofia , il senso della misura, la logica, di solito riconducibili alla Grecia come culla della civiltà ma largamente condivisi. Non è solo una corrente legata all’Ottocento. Filelleni erano anche Marco Aurelio e Adriano, per la loro condotta e per il pensiero filosofico. L’attualità del significato, che pure ha origini antichissime, è tale per i valori assoluti che esprime. Solidarietà, sviluppo, giustizia sociale sono gli altri aspetti che contribuiscono a caratterizzare, insieme ai valori classici, il filellenismo dell’era moderna. Proprio in una congiuntura come l’attuale la riappropriazione di quello spirito ecumenico può risultare decisiva per un nuovo rinascimento.
Non si deve  agevolare un super ego nazionale, non può esistere un popolo favorito, non si può credere di avere più diritti di altri nel nome di un passato glorioso; sarebbe in contrasto con i presupposti dell’ellenismo. Sono i greci stessi, conclude l’Ambasciatore, a dover meritare con i propri comportamenti  esemplari il rispetto dei filelleni.
Jannis Korinthios, presidente della Federazione delle Comunità e Confraternite elleniche in Italia,  ha parlato delle diaspore, della cultura che viaggia perenne, della sintesi unitaria fra le culture greca e romana, dell’odierno filellenismo che  scopre e onora la  Grecia che resiste, crea e produce in virtù del sinergismo operoso tra cultura, economia e sociale, l’unica via praticabile per il superamento di una crisi che non è puramente finanziaria.
Savvas Anastasiadis, Presidente della Commissione parlamentare per l’Ellenismo della diaspora dichiara : L’onorevole tratteggia i caratteri dell’ellenismo odierno, che deve essere un tributo    alla creatività di un popolo che pulsa e si rinnova con i suoi  illustri figli, a partire dal premio Nobel G.Seferis. La Grecia, con la drammatica prova  cui è sottoposta, diviene il simbolo  di un paese che resiste con dignità, guarda con ottimismo al futuro e indica così la via per la compiuta realizzazione dell’Europa di domani.
Relatore del convegno il prof. Louis Godart, amante della cultura ellenica ma uno che parla la lingua Greca come Ellenico, Consigliere del Presidente della Repubblica italiana  per la conservazione del Patrimonio Artistico.
Louis Godart ricorda i valori dell’ellenismo quali la democrazia e la centralità dell’uomo nella storia, che sono semplicemente i valori universali che sostengono le nostre società occidentali. A proposito dei combattenti che all’inizio dell’800 solidarizzarono per la libertà della Grecia contro l’occupazione  ottomana, cita il poema di Victor Hugo  ‘L’enfant’ e l’isola di Chio che fa da sfondo alla barbarie dei turchi invasori. Non nasconde le preoccupazioni delle spinte reazionarie che aleggiano sui cieli d’Europa e cita il celebre discorso di Pericle sulla democrazia ripreso dallo storico Tucidide. La  ‘Athena pensosa’ del museo dell’Acropoli è l’emblema di chi combatte per la difesa dei valori di ogni epoca, che sono i nostri valori.
L’illustre filologo ha ricordato i rapporti millenari fra i due paesi e il significato che l’incontro si sia svolto proprio nell’ambito della più antica accademia d’Europa il cui legame profondo con il mondo classico è da sempre un connotato imprescindibile.
Il prof. Godart esprime il proprio dolore come europeo all’ ambasciatore di Cipro Leonidas Markidis, pensando ad una terra greca divisa ancora da un muro inaccettabile.
E’ la volta del docente Filippo D’Oria, direttore scientifico della Società filellenica italiana, che esorta al cambiamento, al recupero della solidarietà in un tempo di crisi  in cui l’economia si è trasformata in pura finanza, dove prevale il calcolo ragionieristico per il profitto di pochi. Ricorda il centro filellenico di Napoli e la tradizione filellenica di quella città che anticipa addirittura la lotta di liberazione e risale già al periodo della guerra russo-turca e all’affondamento della flotta turca nella baia di Cesme nel 1770 che provocò un’esplosione di gioia fra i giovani  intellettuali napoletani  aderenti al movimento ellenico. Ricorda l’amorevole attenzione   del  giurista   napoletano  Francesco  Mario Pagano  rivolta alla Grecia in un  suo saggio profetico. E poi altri grandi intellettuali dell’800  come  il socialista Arturo Labriola che partecipò  alla liberazione di Creta. Fu allora che venne elaborata la teoria della guerra di popolo, proprio per definire l’insurrezione dei greci contro l’invasione turca; la lotta non era più un concetto  di ispirazione della classe borghese.  Cita quindi  gli aderenti al ‘comitato pro Candia’ come Antonio Labriola, il giovane Benedetto Croce, Ettore De Ruggiero, Michele Kerbaker, Antonio Pessina. Il filellenismo non è certo un movimento conservatore bensì un’onda lunga che va oltre le contingenze, oltre i disvalori di Maastricht. Solidarietà agli insegnamenti universali sempre e comunque. Oggi in Grecia, domani in Italia.
il Presidente della Società filellenica, Marco Galdi, illustra gli scopi della istituzione e testimonia la solidarietà dei tanti sindaci che hanno sostenuto un movimento spontaneo stimolato dalla drammatica opportunità, uomini di cultura e giovani spinti da una sensibilità comune. Il popolo greco che si definisce ‘anadelfos’, senza fratelli, è padre e madre della cultura occidentale; il riferimento a Nietzsche sulla smisuratezza che è alla base di quel popolo rende idea della forza dello spirito apollineo che gli appartiene di diritto.

mercoledì 19 novembre 2014

Dal 15 novembre al 7 dicembre, al Teatro Due di Parma, un progetto che avvicina all'uomo di oggi alcune figure del mito greco: nove monologhi di Jannis RITSOS

Da Ghiannis Ritsos nove monologhi per i miti della tragedia greca


Da Ghiannis Ritsos nove monologhi per i miti della tragedia greca
Ghiannis Ritsos
Ghiannis Ritsos – Quarta Dimensione”. È questo il titolo del programma che il Teatro Due di Parma dedica al lavoro del grande poeta greco che attraverso la decotruzione dei miti della drammaturgia greca li ha ricondotti ad una modo di essere vicina e attuale. Attraverso nove monologhi della raccolta “Quarta dimensione” , affidati ad altrettanti attori, alcune delle figure cardine della tragedia greca ci vengono restituite in tutta la loro umanità, in un processo che le demitizza senza dissacrarle.
Il passato e il mito in Ritsos assumono un carattere di contemporaneità, pur essendone inevitabilmente corrotti; dai suoi versi emerge potente la consapevolezza che il passato è presente nella vita contemporanea e quest’ultima, per osmosi, si permea di molti temi che sono stati cari al mondo greco. Su tutti il tema della “responsabilità” che costruisce il destino: per Ritsos poeta, così come per i suoi eroi, combattere è un dovere verso se stessi, pur sapendo che la lotta determinerà la fine. La sofferta visione decadente caratterizza costantemente la sua poetica, articolandosi di volta in volta su temi quali la memoria, il fascino delle opere e delle cose, la rivoluzione etica e sociale. Anche per eludere il controllo dei governi succedutisi in Grecia tra il 1936 e il 1970, Ritsos si è affidato alla maschera del mito, per parlare della “verità” e della “realtà” così come le vedeva nel suo paese. La vita del poeta è stata, pur segnata da dolori ed esili, animata da un’incrollabile fede negli ideali marxisti, oltre che nelle virtù catartiche della poesia. Ed è proprio la vita a vincere, in fondo, nel lavoro di Ritsos che viene presentato a Parma.


I monologhi

La prima parte del progetto, che si articola in diversi appuntamenti dal 15 novembre al 7 dicembre, racconta i miti di Fedra, Aiace, Agamennone, Oreste, Persefone, Delfi.
In Fedra, Ritsos umanizza l’insana passione della moglie del re ateniese Teseo. Non più solo strumento del capriccio d’una dea offesa, Fedra è ma donna che non può più rinviare di dichiarare al figliastro, Ippolito, il suo amore che è oltre ogni regola. Il poeta attinge alla prima versione, poi andata perduta, dell’“Ippolito” di Euripide mettendo in secondo piano la storia dove sono gli dei a guidare la donna, rifiutata e umiliata dal figliastro con parole durissime, in una vendetta che non è solo sua ma anche di Teseo e sopra tutti di Afrodite che aveva suscitato la passione in Fedra poiché Ippolito aveva offeso la dea trascurando la sessualità e le donne, vantando la propria verginità e votandosi ad Artemide per sottrarsi a lei.
La complessa figura di Aiace di Salamina raccontata da Ritsos è molto moderna: il superuomo, secondo solo ad Achille per forza, è in realtà un essere umano con tutti i limiti della sua condizione, afflitto dalla solitudine e dalla rabbia. Di corporatura massiccia, aitante, abbandonato sul pavimento in mezzo a stoviglie rotte e animali sgozzati, in una camicia da notte lacera e insanguinata, Aiace prende la parola e in un’atmosfera onirica, di follia, in preda, sembrerebbe, ai deliri di una sbornia e al dolore per la propria condizione, si rivolge a una donna, al mondo, con parole di intima sofferenza. Da Sofocle sappiamo della sua umiliazione per non aver ricevuto le armi di Achille e della sua rabbia cieca; da Ritsos apprendiamo la sua lotta interiore contro il mondo che lo opprime e contro il quale non trova altra forma di ribellione che togliersi la vita.
Un re cosciente di aver appena compiuto una guerra inutile, di aver provocato morti, distruzioni e sofferenze senza senso è l’Agamennone che parla a sua moglie del suo passato in guerra. Rude, rassegnato, stanco, triste e, a tratti, tenero, struggente, l’Agamennone di Ritsos non assomiglia in nulla a quello superbo e arrogante di Eschilo.
Per il poeta Oreste, che ha assunto nell’immaginario collettivo occidentale il ruolo di “vendicatore”, altro non è che un giovane afflitto dal un destino a cui vuole ribellarsi. Dichiarando tutta la sua frustrazione e l’estraneità alla cupa faida famigliare che lo vincola, Oreste rifiuta le conseguenze sulla sua vita di decisioni altrui. Diviso tra il volere e il dovere, tra il passato e il futuro, tra la volontà degli altri e la sua. Oreste è un ragazzo del presente, della “quarta dimensione”: deve esplorare il suo domani, scegliere di agire, svelare, conoscere, capire la fibra della propria volontà, per trovare la libertà.
Figlia di Demetra e Zeus ma rapita dallo zio Ade, signore degli Inferi, Persefone è la donna divisa tra la morte e la rinascita in una ciclicità imperitura, eterna e ineluttabile. Ritsos la coglie appena giunta nella grande casa paterna, per passare i sei mesi di tempo che le spettano sulla terra, esausta per il viaggio affrontato dalla calma ombrosa dell’aldilà e travolta dalla luce accecante e al rumore del presente.
Infine a parlare è uno dei custodi degli scavi di Delfi, città considerata in antichità l’ombelico del mondo, sede del più importante e venerato oracolo del dio Apollo. Alla sera, quando i turisti vanno via, l’aziana guida si lascia andare a considerazioni sulla storia, l’arte, la vita, il tempo. È l’occasione per Ritsos per dare voce a chi normalmente, pur parlando tutto il giorno, rimane spesso inascoltato.
Nella produzione Fondazione Teatro Due curata da Walter Le Moli sono Cristina Cattellani, Paola De Crescenzo, Raffaele Esposito, Luca Nucera, Tania Rocchetta, Bruna Rossi, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen, Emanuele Vezzoli a prestare il corpo e la voce ai protagonisti dipinti da Ritsos.

InfoTeatro Due – Parma
Tel. 0521 230242 - email: biglietteria@teatrodue.org
http://cultura.regione.emilia-romagna.it/notizie/2014/novembre/dai-versi-di-ghiannis-ritsos-nove-monologhi-per-nove-miti-della-tragedia-greca
Azioni

lunedì 17 novembre 2014

SIAMO TUTTI FILELLENI. PRESENTAZIONE DELLA SOCIETA' FILELLENICA ITALIANA ALL'ACCADEMIA DEI LINCEI.

Articolo di Sebastiano Biancheri
ROMA - Venerdì 31 ottobre 2014 alle ore 18.00  presso l’Accademia dei Lincei di Roma si è svolta la cerimonia di presentazione della ‘Società Filellenica italiana’, organizzazione costituitasi il 23 marzo di quest’anno al fine di promuovere la cultura ellenica e di far comprendere soprattutto alle giovani generazioni il contributo decisivo che la Grecia classica ha dato alla fondazione e allo sviluppo della civiltà moderna.  L’iniziativa è sorta in un periodo di particolare difficoltà in cui versa il popolo greco e si deve alla volontà e alla tenacia di alcuni cittadini italiani pervasi da un  forte orientamento verso la storia e le tradizioni  elleniche  e di  esponenti  della Federazione delle comunità e confraternite di quel paese  in Italia tra cui il presidente prof. Jannis Korinthios. L’associazione ha sede a Cava de’ Tirreni, cittadina  che sessant’anni fa ospitò il governo ellenico in esilio prima del ritorno in patria.
Relatore del convegno il prof. Louis Godart, Consigliere del Presidente della Repubblica italiana  per la conservazione del Patrimonio Artistico.
L’illustre filologo ha ricordato i rapporti millenari fra i due paesi e il significato che l’incontro si sia svolto proprio nell’ambito della più antica accademia d’Europa il cui legame profondo con il mondo classico è da sempre un connotato imprescindibile. 
L’ambasciatore di Grecia in Italia, Themistoklis Demiris, ha quindi ricordato le gesta di   Santorre di Santarosa, Ricciotti Garibaldi e dei garibaldini che   parteciparono  alle lotte per l’indipendenza della Grecia. Altresì il sacrificio di lord Byron. Ha espresso quindi il significato autenticamente spirituale e altamente nobile e pragmatico di filellenismo, al di là di una accezione meramente romantica, inteso nel senso di corrente di pensiero in grado di influenzare le volontà transnazionali. Il filellenismo non è immobile, è indivisibile e non si volge unicamente ad un passato glorioso ma è imperituro e costante perché il sentimento verso un popolo non si misura con il gradimento per i successi conseguiti nell’ultim’ora.
Il filellenismo è un patrimonio di valori perenni e ultranazionali: la democrazia, l’estetica classica, la filosofia , il senso della misura, la logica, di solito riconducibili alla Grecia come culla della civiltà ma largamente condivisi. Non è solo una corrente legata all’Ottocento. Filelleni erano anche Marco Aurelio e Adriano, per la loro condotta e per il pensiero filosofico. L’attualità del significato, che pure ha origini antichissime, è tale per i valori assoluti che esprime. Solidarietà, sviluppo, giustizia sociale sono gli altri aspetti che contribuiscono a caratterizzare, insieme ai valori classici, il filellenismo dell’era moderna. Proprio in una congiuntura come l’attuale la riappropriazione di quello spirito ecumenico può risultare decisiva per un nuovo rinascimento.
Non si deve  agevolare un super ego nazionale, non può esistere un popolo favorito, non si può credere di avere più diritti di altri nel nome di un passato glorioso; sarebbe in contrasto con i presupposti dell’ellenismo. Sono i greci stessi, conclude l’oratore, a dover meritare con i propri comportamenti  esemplari il rispetto dei filelleni.
Prende la parola il Presidente della Società filellenica, Marco Galdi, che illustra gli scopi della istituzione e testimonia la solidarietà dei tanti sindaci che hanno sostenuto un movimento spontaneo stimolato dalla drammatica opportunità, uomini di cultura e giovani spinti da una sensibilità comune. Il popolo greco che si definisce ‘anadelfos’, senza fratelli, è padre e madre della cultura occidentale; il riferimento a Nietzsche sulla smisuratezza che è alla base di quel popolo rende idea della forza dello spirito apollineo che gli appartiene di diritto.
E’ quindi il turno di Jannis Korinthios, presidente della Federazione delle Comunità e Confraternite elleniche in Italia, che parla delle diaspore, della cultura che viaggia perenne, della sintesi unitaria fra le culture greca e romana, dell’odierno filellenismo che  scopre e onora la  Grecia che resiste, crea e produce in virtù del sinergismo operoso tra cultura, economia e sociale, l’unica via praticabile per il superamento di una crisi che non è puramente finanziaria.
Louis Godart ricorda i valori dell’ellenismo quali la democrazia e la centralità dell’uomo nella storia, che sono semplicemente i valori universali che sostengono le nostre società occidentali. A proposito dei combattenti che all’inizio dell’800 solidarizzarono per la libertà della Grecia contro l’occupazione  ottomana, cita il poema di Victor Hugo  ‘L’enfant’ e l’isola di Chio che fa da sfondo alla barbarie dei turchi invasori. Non nasconde le preoccupazioni delle spinte reazionarie che aleggiano sui cieli d’Europa e cita il celebre discorso di Pericle sulla democrazia ripreso dallo storico Tucidide. La  ‘Athena pensosa’ del museo dell’Acropoli è l’emblema di chi combatte per la difesa dei valori di ogni epoca, che sono i nostri valori.
E’ la volta del docente Filippo D’Oria, direttore scientifico della Società filellenica italiana, che esorta al cambiamento, al recupero della solidarietà in un tempo di crisi  in cui l’economia si è trasformata in pura finanza, dove prevale il calcolo ragionieristico per il profitto di pochi. Ricorda il centro filellenico di Napoli e la tradizione filellenica di quella città che anticipa addirittura la lotta di liberazione e risale già al periodo della guerra russo-turca e all’affondamento della flotta turca nella baia di Cesme nel 1770 che provocò un’esplosione di gioia fra i giovani  intellettuali napoletani  aderenti al movimento ellenico. Ricorda l’amorevole attenzione   del  giurista   napoletano  Francesco  Mario Pagano  rivolta alla Grecia in un  suo saggio profetico. E poi altri grandi intellettuali dell’800  come  il socialista Arturo Labriola che partecipò  alla liberazione di Creta. Fu allora che venne elaborata la teoria della guerra di popolo, proprio per definire l’insurrezione dei greci contro l’invasione turca; la lotta non era più un concetto  di ispirazione della classe borghese.  Cita quindi  gli aderenti al ‘comitato pro Candia’ come Antonio Labriola, il giovane Benedetto Croce, Ettore De Ruggiero, Michele Kerbaker, Antonio Pessina. Il filellenismo non è certo un movimento conservatore bensì un’onda lunga che va oltre le contingenze, oltre i disvalori di Maastricht. Solidarietà agli insegnamenti universali sempre e comunque. Oggi in Grecia, domani in Italia.
Il prof. Godart esprime il proprio dolore come europeo all’ ambasciatore di Cipro Leonidas Markidis, pensando ad una terra greca divisa ancora da un muro inaccettabile.
Chiude i lavori  Savvas  Anastasiadis, Presidente della Commissione parlamentare per l’Ellenismo della diaspora. L’onorevole tratteggia i caratteri dell’ellenismo odierno, che deve essere un tributo    alla creatività di un popolo che pulsa e si rinnova con i suoi  illustri figli, a partire dal premio Nobel G.Seferis. La Grecia, con la drammatica prova  cui è sottoposta, diviene il simbolo  di un paese che resiste con dignità, guarda con ottimismo al futuro e indica così la via per la compiuta realizzazione dell’Europa di domani. 

vedere il video in
http://www.retezero.it/?P=VID&V=1457&fb_ref=Default&fb_source=message

venerdì 14 novembre 2014

Η οδός των Ελλήνων στον παγκόσμιο χάρτη, διάσπαρτα αστέρια που μερικά σχηματίζουν έναν ιστό, όμως όλα με ιδιαίτερο, ελληνικό φως.

Στον ελληνισμό χρωστάμε, δεν μας χρωστάει


http://www.kathimerini.gr/4dcgi/_w_articles_mel3_1_20/03/2011_1294718

Σπύρος Μανιάτης


«Στον ελληνισμό χρωστάμε, δεν μας χρωστάει»


H ελληνικότητα είναι αίσθημα ή συνείδηση;
Αίσθημα, όταν χαίρεσαι για κάθε ελληνική επιτυχία, ακόμα και σε δραστηριότητες που δεν σε αφορούν. Συνείδηση, όταν αποφασίζεις ότι, όπου κι αν ζεις, ό,τι κι αν κάνεις, όποιο διαβατήριο κι αν έχεις μαζί στις περιπλανήσεις σου, τελικά δεν θέλεις να δραπετεύσεις από την ελληνικότητά σου.
Τι πιο μικρό ελληνικό αγάπησα.
Τα βότσαλα και τα κοχύλια που η κόρη μας άρχισε να μαζεύει τα καλοκαίρια - πολυτέλεια που με γυρίζει στα δικά μου παιδικά καλοκαίρια.
Η υπέροχη εκδοχή του Ελληνα.
Ο Ελληνας που κερδίζει -ή και χάνει- ό,τι έχει με την αξία του, με την τύχη του και με τη δουλειά του, δίχως να φαντασιώνεται ότι του οφείλει -ή ότι τον κατατρέχει- η καταγωγή του. Ο Ελληνας που μοιράζεται την περηφάνια σαν χαρά στις νίκες του και που στις κρίσεις ενδοσκοπεί, αλλά δεν γίνεται άπραγος ομφαλοσκόπος. Ο Ελληνας που αισθάνεται κομμάτι ενός συνόλου, που σέβεται και παράγει έργο, που αναλαμβάνει ατομική ευθύνη. Σε αυτόν τον Ελληνα η ιστορία ίσως οφείλει κάτι.
Αυτό που με χαλάει.
Οι πρόσφατα -από το 1974 και μετά- χαμένες ευκαιρίες και η πρόοδος που έμεινε μισή σε μια περίοδο ειρήνης και σχετικής ευημερίας που ξεκίνησε με τόση ανάταση και υποσχέσεις. Οι ίντριγκες και οι τακτικίστικες στρατηγικές που μετέτρεψαν την ελευθερία σε ελευθεριότητα, την οικονομική ανάπτυξη σε ψυχοφθόρο διαφθορά και διαπλοκή, την ανάγκη δικαιοσύνης σε ανομία. Τα όποια τηλεοπτικά δελτία πανικού και παραπληροφόρησης. Η αστήρικτη ευδαιμονία του παρελθόντος -τόσο επιζήμια- και η παράδοσή μας στην καταστροφολογία και την αδράνεια.
Προσόν ή μειονέκτημα να είσαι Ελληνας σήμερα;
Το να είσαι Ελληνας δεν είναι ούτε προσόν ούτε μειονέκτημα, αλλά μια πραγματικότητα που οι ίδιοι κτίζουμε με τα έργα και τη συμπεριφορά μας. Εάν αυτή δεν μας αρέσει, είναι καθήκον μας να την κάνουμε καλύτερη για τις γενιές που έρχονται.
Παράγει πολιτισμό ο Ελληνας της νέας εποχής ή μένει προσκολλημένος σε μια ρητορική ελληνικότητα;
Αρκετοί παράγουν. Η ιστορία μας, όμως, κάνει τη ρητορική ελληνικότητα ελκυστική και εύκολη, ακόμα και για εκείνους που πιστεύουν ή προσποιούνται ότι την απεχθάνονται. Το μηρυκασμό οι νέοι δημιουργοί τον αποστρέφονται και προσπαθούν να ξεφύγουν από την κουλτούρα του πολτού. Το στοίχημα είναι η παιδεία και η εκλεκτικότητα του κοινού.
Με ποια ταυτότητα οι Ελληνες περιέρχονται τον σύγχρονο κόσμο;
Με μια διαχρονική ταυτότητα που αποτυπώνει τη σημερινή δύσκολη, κατάσταση, βασίζεται στην ιστορία μας και δανείζεται αισιοδοξία από τα όνειρά μας για το μέλλον, δείχνοντας τότε το κοσμοπολίτικο κομμάτι του χαρακτήρα μας.
Το ελληνικό μου «γιατί» κι ένα «πρέπει» που πέταξα.
Γιατί όλοι μας, ατομικά ο καθένας, να πληγώνουμε την Ελλάδα; Πέταξα την αίσθηση της «αναδελφοσύνης» που συνηθίζεται σχεδόν ως «πρέπει» στη χώρα μας. Νιώθω τυχερός ως Ελληνας κι ευτυχισμένος που δουλεύω με φοιτητές που κατάγονται από περισσότερες από 80 γωνιές του κόσμου.
Ο Ελληνας ποιητής μου.
Ο Σεφέρης και κάποιοι σύγχρονοι ποιητές.
Η αδιαπραγμάτευτη ελληνική αλήθεια μου.
Στον ελληνισμό, όπως και στην ιστορία μας, χρωστάμε, δεν μας χρωστάει. Αν το κατανοήσουμε, ίσως να γίνουμε ευτυχέστεροι ως Ελληνες.
Η οδός των Ελλήνων στον παγκόσμιο χάρτη - ορίστε την.
Διάσπαρτα αστέρια που μερικά σχηματίζουν έναν ιστό, όμως όλα με ιδιαίτερο, ελληνικό φως. Η οδός χαράζεται από τη δυνατότητα των Ελλήνων να γίνουν ενεργό κομμάτι του διαχρονικού ελληνισμού.
*Ο Σπύρος Μανιάτης είναι καθηγητής του Δικαίου Πνευματικής Ιδιοκτησίας, διευθυντής του Κέντρου Σπουδών Εμπορικού Δικαίου του Queen Mary University of London.